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Trekking Livorno

I sentieri di Calafuria, il mio primo trekking

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Racconto di una camminata in solitaria tra i sentieri dei Colline Livornesi e la Riserva di Calafuria

In questo articolo vi racconto la mia prima giornata trascorsa all’aria aperta dopo il lockdown, una giornata emozionante a spasso fra i sentieri della Riserva Naturale di Calafuria, luogo meraviglioso a pochi passi dalla città di Livorno.


La sensazione la ricordo bene. Come un cambio di prospettiva immediato. Inaspettato come un sorriso in una giornata grigia. Quella mattina quando mi svegliai, il cielo visto dalla mia finestra sul tetto, era come velato: il sole distribuiva i suoi raggi da dietro una cortina di nuvole fini, alte. Un’alba un po’ sinistra con una luce giallognola, opaca, malata.

Uscendo di casa, con il mio zaino in spalla vedo poche facce, poche auto, rari cani a passeggio con i loro umani di fiducia. Al parchetto dove mi fermo per ricaricare la borraccia, stessa immagine da domenica mattina: nessuno ancora aveva avuto motivi sufficientemente validi per uscire di casa, con quella luce poi era del tutto comprensibile. Livorno ancora sonnecchiava silenziosa.  Tappo la borraccia, la ripongo nella tasca laterale del mio zaino da trekking e continuo verso la meta, spinta da un desiderio enorme: vedere il mare dopo tantissimo tempo…

…Il mio mare, quello dove sono cresciuta, dove ho  preso confidenza con i tuffi, dove ho imparato a usare maschera e boccaglio, dove sono stata tante sere dopo il calare del sole scrutando l’orizzonte in attesa del salto di un delfino è il Romito, la scogliera che si snoda a sud della mia Livorno. Una scogliera speciale, amata e difesa dai livornesi, fatta di numerosi anfratti, scogli morbidi e tunnel di macchia mediterranea. Le sue rocce assumono tonalità dal giallo ocra al rosso tenue e il vento ne ha disegnato la superficie in intricati arabeschi. E’ un luogo del quale non puoi stancarti mai, riserva sempre qualche angolo inesplorato, sia in superficie che nel mondo marino. Il Romito ha inizio dal Castel Boccale e dalla imponente Torre di Calafuria e finisce con la Cala del Leone dominata dall’alto dalla sagoma del Castel Sonnino. Mi mancava tanto il mio mare, il giorno prima avevo preso questa ferrea decisione: l’avrei raggiunto a piedi dal centro città. Giro lungo, molto lungo, di circa 28 km in una totale immersione nei sentieri delle Colline Livornesi e nella Riserva di Calafuria.

Lasciata la città alle spalle con il suo brusio da lento risveglio, mi dirigo verso Monterotondo, zona sud-est della città. Un campo verde di grano appare davanti a me. Sterminato. La sensazione che giunge inaspettata. Leggerezza, la sensazione è stata quella: un’immediata sensazione di leggerezza. Mi fermo, respiro, calmo i battiti del cuore. Lo sguardo va, da principio oltre il campo di grano per poi fissarsi su un piccolo particolare: un azzurro esile fior di lino che cresceva spontaneo sul margine del fossato. E’ bastato uno sguardo fisso su quella piccola, perfetta opera d’arte per ristabilire tutti gli equilibri scompigliati dopo due mesi chiusa in casa. 

Il sentiero da seguire appare del tutto improvvisato, molto sottile il confine tra umano e natura. Inizio a percorrerlo, seguendo per Pian della Rena, quasi saltellando di gioia, la luce stessa in quel groviglio di rami appariva diversa come filtrata e ripulita. Cammino stupendomi di ogni cosa: dalla traccia di un cinghiale ai ciclamini in fiore, dai lentischi profumati alle eriche verde chiaro sulle punte. Liberata la testa, i pensieri restano indietro, ogni passo un grammo di zavorra in meno. Camminare in natura attiva una sorta di benessere; i pensieri, il rimuginare lentamente svaniscono, la linfa del buon umore ricomincia immediatamente a circolare. Quella mattina non sentivo la fatica, la sete, il caldo, sentivo, al contrario una gran forza fisica, un benessere incontrastabile.

La prima pausa, dopo qualche ora per i sentieri, la faccio sulle sponde di un piccolo e limpido corso d’acqua, il Fosso del Molino Nuovo. Mi siedo su un tronco verde di muschio e, come una coincidenza perfetta, un bellissimo picchio verde si viene a posare proprio davanti a me e resta lì, nitido, aggrappato al tronco di un cerro. Vola via e continua a far echeggiare la sua risata in lontananza. Le sorprese nel bosco sono come ingigantite, sono regali che ti fanno entrare ancora di più in contatto con il mondo selvatico. Resto seduta, osservo. Uccellini, bombi, api costituivano la colonna sonora mentre le farfalle la coreografia. Una cascatella dona refrigerio ai miei piedi liberati dagli scarponi da trekking. In due parole: star bene!

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Picchio verde (Picus viridis)

Resto in religioso silenzio a osservare tutta quella natura, pensando a quanto mi mancasse il regno dei boschi e i suoi abitanti. Di nuovo in marcia riprendo i sentieri delle colline livornesi, in direzione Castellaccio, attraverso un’intricata rete fatta di numerosi itinerari e luoghi silenziosi. Il mare, ogni tanto, compare all’orizzonte come un’apparizione inaspettata. Sorprende ogni volta con il suo luccichio azzurro e con le sue isole dai profili evocativi. Dalla posizione elevata nella quale mi trovo lo sguardo vaga sull’orizzonte marino, purtroppo, frenato dalla foschia, riesce a fissarsi solo sulla Gorgona, l’isola dal profilo di donna.

Inizio la discesa, il salmastro inizia a mescolarsi con l’odore della macchia mediterranea, formando un tutt’uno inscindibile: il mare e la sua vegetazione. Attraverso mucchi di cisti in fiore, bianchi e rosa acceso, ginestre svettanti dai fiori gialli visitati da numerosi insetti, nei prati la borragine violacea contrastava il verde dell’erba. I lecci, i corbezzoli, i mirti formavano cupole verdi sopra la mia testa.

Cisto femmina (Cistus salviifolius)
Cisto maschio o cisto rosso (Cistus incanus)

E lì davanti il mio mare, azzurro e blu. Continuo la discesa con il mare davanti agli occhi solo per brevi tratti: la macchia è troppo fitta, lo sguardo ha solo pochi metri davanti a sè. Poi, d’un tratto, ecco che si dirada il sipario di macchia lasciando invadere tutto lo spazio al bel Mediterraneo blu. La sensazione di leggerezza è oramai parte di me, laggiù la torre di Calafuria, vecchia amica guardinga mi invita all’immersione nella pace più completa. 

Grazie mare, grazie colline livornesi, siete un scrigno di biodiversità da mantenere intatto. 


A seguito di questo giro molto lungo, ne ho progettato uno più corto che permette dalla località del Castellaccio di raggiungere il Castel Boccale, passando attraverso i sentieri della Riserva Naturale di Calafuria